Hamartanein (2008) – Essere spostati dal centro
Il titolo Hamartanein, dal greco, significa "essere spostati dal centro": deviare, mancare il bersaglio, lasciare un'impronta non giusta. È il verbo che negli scritti paolini nomina il peccare, non come condanna ma come condizione umana, come inevitabile distanza dal centro ideale.
La serie nasce su dischi magnetici, ognuno strutturato come un mondo circolare inscritto dentro un altro mondo circolare. Piccolo nel grande, grande nel piccolo: stratificazioni estetiche che rivelano come ogni immagine sia una sequenza di nuclei e identità che si contengono.
Così il taglio di una mela diventa rosa, ragnatela, nido, sega circolare, moneta, nell'opera Apple Net Rose. Un uovo "occhio di bue" si trasfigura in pallina natalizia, girasole, ruota siciliana, centrino a uncinetto, sfera di cristallo. Una coccinella si reincarna in quadrifoglio, grammofono, fior di loto, moneta, vetro colorato.
Ogni disco contiene un centro, eppure ogni centro è instabile: ruota, muta, si sposta.
Per questa serie venne organizzata una performance in cui il pubblico era invitato a partecipare, posizionando i propri piedi su impronte non umane — zampe di uccelli, di tigre, di scimmia — per sottolineare la componente istintiva del nostro "deviare". I partecipanti lanciavano frecce magnetiche sui dischi: quattro centri perfetti davano diritto all'opera, ma l'impresa era quasi impossibile. Ogni freccia mancata lasciava una piccola ferita, una cicatrice sul supporto.
Quel segno diventa metafora: nella vita si fallisce il centro più spesso di quanto lo si colpisca. Forse la traiettoria non è altro che il continuo tentativo di raddrizzare il tiro, imparando da ogni errore, da ogni deviazione, da ogni impronta lasciata lungo il cammino.
Hamartanein è così un rito visivo e partecipativo: il racconto di come l'umano, nel suo oscillare, si avvicini e si allontani dal centro senza mai smettere di cercarlo.







