Performances (2007–2023) – Il corpo che diventa opera
Il percorso performativo dell'artista nasce da una svolta interiore: il corpo non è più solo strumento, ma diventa opera, linguaggio, trasformazione.
La prima performance avviene al Byblos Art Hotel di Verona (2007) con Clown Clone and the Piano Tattoo, presentata poi anche al Palazzo dei Congressi di Roma (2008): un alter ego costruito con pelle di silicone, piume e paillettes. Un'apparizione audace, sensuale, notturna: il travestimento come verità, la maschera come rivelazione.
La tappa successiva è nel boudoir di Bologna (2010) con BEATRIZIFAL's Tarot. L'artista diventa una cartomante-contastorie, guida intima tra simboli e possibilità. In quello spazio raccolto e carico, ogni carta è una soglia, ogni lettura un racconto incarnato.
A Torino, con Lux Mater (2012), la performance si apre con un gesto rituale: l'artista in rosso e bianco, un grembiule con la virtù charity e il Padre Nostro recitato in aramaico. Segue il rito delle donne pane: una nascita lenta, un'eucaristia laica fatta di materia e respiro.
Con EENA's Formula (2013) a Palm Beach, prende forma una settimana dedicata alle virtù e al nutrimento, in cui il corpo diventa gesto quotidiano, memoria condivisa, responsabilità verso la Terra.
Due anni dopo, sempre a Palm Beach, nasce Plastic Dorianne in Love (2015): Dorianne al femminile, elegante e magnetico, che canta Marlene Dietrich dialogando con un nuovo alter ego. La coda nera rocchettara della prima metamorfosi lascia il posto a un caschetto preciso: ogni trasformazione è una nuova possibilità.
Infine prende vita Juliet the B - Boop (2023), una scultura performante, donna-robot che parla e risponde solo alla sua creatrice: un'entità ibrida che unisce intimità, tecnologia e immaginazione.
In questo cammino, l'artista non interpreta ruoli: li genera. Non rappresenta identità: le attraversa. Ogni performance è un atto di rinascita, un corpo che diventa opera, un'opera che prende vita.





