Video
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LUX MATER 2011
Lux Mater è un viaggio nell’origine: un film che osserva la nascita della materia come nascita del mondo. Le riprese, ravvicinate fino all’intimità, trasformano il gesto quotidiano dell’impastare in una liturgia elementare, dove la luce rivela la madre nascosta in ogni movimento, in ogni densità, in ogni attesa.
Il bianco del latte, il giallo dell’uovo, il burro tenue scorrono nella farina come piccoli ruscelli in cerca della loro via. Si raccolgono in laghi effimeri, poi scavano solchi profondi, diventando canyon luminosi dentro una montagna porosa. In questo sguardo ravvicinato, la cucina diventa geologia, la geologia diventa corpo e il corpo diventa luogo di creazione.
La lievitazione è mostrata come un grembo che respira, un ventre che accoglie e prepara. La pasta che cresce pulsa, vibra, ricorda il modo silenzioso in cui la vita si espande dall’interno, quasi senza essere vista.
Le mani che lavorano l’impasto sono morbide, sensuali, sacre. Avvolgono, trasformano, nutrono. Da quelle mani prendono forma le donne pane, ancora senza volto ma già cariche di presenza. È un gesto lento, essenziale, in cui ogni minimo cambiamento diventa rivelazione.
Lux Mater è un canto visivo alla luce che genera, alla materia che risponde, al mistero femminile della creazione. Un invito a riconoscere che ogni pane, ogni forma, ogni gesto di cura contiene già una madre. Una madre di luce.
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GRACES IN SELFIE 2015
GRACES IN SELFIE è un video che trasforma l’ironia in rivelazione. L’artista soffia dentro corpi di plastica — simulacri erotici, bambole gonfiabili — che si animano solo attraverso il suo respiro. Un atto che unisce gioco e sacralità: il fiat della creazione, il respiro che dà vita all’inerte.
Prima della metamorfosi, queste figure vengono vestite con completi di lingerie nera, bianca e rossa. Un gesto minimo e teatrale che accentua la loro natura ambigua: corpi artificiali che imitano il desiderio, icone fragili e stereotipate di una sensualità senza peso.
La biancheria non copre, ma rivela il paradosso: la costruzione estetica, la fragilità dell’effimero, la caricatura del corpo contemporaneo dominato da filler, silicone e botox.
Questi corpi provvisori si gonfiano e si svuotano, promettendo eternità e offrendo invece solo un istante. Nulla persiste: né la bellezza, né la pelle, né la materia che pretende di sostenerle.
Nel cuore del video, tre di queste figure diventano le Tre Grazie. Vestite dei loro piccoli completi, danzano leggere, sospese tra comico e sublime, come se per un momento avessero ritrovato un’anima antica. La loro danza è fragile, improbabile, un’eleganza di plastica che riesce, nonostante tutto, a commuovere.
Alla fine, le Grazie si sollevano e volano via verso l’infinito, liberandosi del peso dell’apparenza. Sono presenze leggere, quasi spirituali, che ricordano che la vera trasformazione è un distacco.
La colonna sonora — canzoni degli anni Trenta — aggiunge una malinconia dolce e distante, un riverbero di un tempo passato che osserva il presente e lo relativizza.
GRACES IN SELFIE è una meditazione ironica sulla creazione e sull’impermanenza. Una riflessione sul corpo come costruzione e come illusione. Un soffio che dà vita, un soffio che lascia andare.